PERCHÉ MI INNAMORO SEMPRE DELLA PERSONA SBAGLIATA?
Alcune spiegazioni psicologiche che ti aiutano a rispondere a questa domanda.
Ti è mai capitato di guardare la tua storia sentimentale e vedere una serie di "fotocopie"? Partner diversi, nomi diversi, ma dinamiche identiche: senso di inadeguatezza, instabilità, inseguimento emotivo e, infine, il solito dolore. In psicologia, questa non è sfortuna. È un fenomeno che la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) e la Schema Therapy spiegano come il risultato di schemi appresi, distorsioni del pensiero e meccanismi di rinforzo biologico.
Ma cosa significa davvero "persona sbagliata"?
Prima di addentrarci nelle cause, è necessario un chiarimento: non esistono persone "giuste" o "sbagliate" in assoluto. Quando utilizziamo questa espressione, ci riferiamo a un individuo che, per caratteristiche, visione del mondo o comportamenti, si rivela incompatibile con noi. La persona "sbagliata" è colei con cui non avviene quell’incastro necessario per costruire una relazione stabile, sana e reciproca. Bisogna però distinguere: esistono relazioni tossiche o abusanti, da cui è necessario allontanarsi per tutelare la propria incolumità, e relazioni semplicemente incompatibili. Mentre ogni legame tossico è sbagliato, non ogni legame "sbagliato" è necessariamente tossico; a volte si tratta semplicemente di una divergenza di valori o bisogni che impedisce la fioritura del rapporto.
Ma allora, cosa ci spinge verso queste situazioni?
Esistono diversi fattori psicologici che influenzano la nostra scelta del partner e che, a volte, ci incastrano in relazioni che ci fanno del male:
1. La "Trappola" della Familiarità
La ricerca scientifica suggerisce che non ci innamoriamo di chi ci fa stare bene in assoluto, ma di ciò che ci risulta familiare. È quello che possiamo definire un 'déjà-vu emotivo': un richiamo magnetico verso dinamiche che abbiamo già abitato. Se nella nostra storia l'amore è stato intermittente, faticoso o condizionato, il nostro cervello finirà per codificare quella sofferenza come parte integrante del pacchetto 'affetto'. Non è una scelta logica, ma un automatismo del nostro sistema di riconoscimento: per il cervello, ciò che è noto è percepito come sicuro, anche se è doloroso. Così, quel senso di 'sintonia immediata' che proviamo per qualcuno potrebbe non essere l'incontro con l'anima gemella, ma il riconoscimento di una ferita antica che cerca, invano, di essere guarita attraverso l'altro.
2. La chimica del desiderio e dell’incertezza
L’amore è certamente una questione di chimica, ma a volte è proprio il nostro laboratorio interno a trarci in inganno. Se il partner nega affetto, critica o sparisce, per poi tornare improvvisamente con un gesto d'amore o una promessa, cosa scatena nell’altro? Sorprendente imprevedibilità e questa imprevedibilità crea un picco di dopamina nel cervello molto più alto rispetto a un partner sempre presente. Si instaura una dinamica simile a quella della ludopatia: resti "in gioco" sperando nella prossima vincita (il momento di tenerezza), ignorando le perdite costanti. Non sei innamorata della persona, sei dipendente dal sollievo che provi quando la sofferenza cessa temporaneamente.
3. Cecità ai "Red Flags" e idealizzazione
Il nostro cervello utilizza "bias" o distorsioni per mantenere coerente l'immagine che ha del partner. Quando incontriamo qualcuno, attiviamo spesso l'Astrazione Selettiva: ci focalizziamo su un unico dettaglio positivo (es. "ha avuto un'infanzia difficile, per questo è brusco") ignorando una serie di segnali d'allarme oggettivi, i cosiddetti Red Flags.
Questi segnali includono spesso:
• Svalutazione degli altri: come parla degli ex o dei colleghi?
• Incongruenza: discrepanza sistematica tra promesse verbali e azioni concrete.
• Controllo e Gelosia: mascherati inizialmente da "eccesso d'amore".
4. Bassa Autostima e il Ciclo di Auto-sabotaggio
Le nostre Credenze di Base (Core Beliefs) agiscono come profezie che si auto-avverano. Se la tua credenza profonda è "Non merito un amore incondizionato", metterai in atto involontariamente dei comportamenti (es. compiacenza eccessiva, gelosia protettiva, ritiro emotivo) che spingeranno il partner a confermare la tua idea iniziale.
Questo crea un circolo vizioso: scegli un partner critico -> il partner ti critica -> la tua autostima diminuisce -> pensi di non poter trovare di meglio -> resti con il partner critico. Rompere questo ciclo richiede un lavoro profondo, che porti a riconoscere che il problema non è la tua "mancanza di valore", ma il modello di selezione che stai utilizzando.
5. La paura della solitudine
Perché ci ostiniamo a inseguire chi non ci vede? Perché, a volte, l'intensità di una relazione complicata è l'unico modo che conosciamo per non ascoltare il silenzio della nostra solitudine. La paura di stare soli ci spinge ad accettare compromessi svalutanti, trasformando l'amore in una missione di salvataggio di noi stessi. In queste dinamiche, il partner non è un individuo reale, ma uno specchio in cui cerchiamo una conferma che non riusciamo a darci da soli. Finché cercheremo nell'altro la soluzione al nostro vuoto interiore, resteremo intrappolati in una serie di 'errori' necessari, finendo per confondere il sollievo di non essere soli con la gioia di essere amati.
6. Le pressioni sociali
Viviamo immersi in un pregiudizio che vede la solitudine come una mancanza e la coppia come un traguardo obbligatorio. Quando ci viene chiesto 'quando ti sistemi?', il messaggio sottinteso è che senza un partner siamo frammenti in attesa di essere completati. Questa fretta sociale genera un effetto distorsivo: per paura dell'esclusione, abbassiamo le nostre aspettative e accettiamo compromessi che soffocano i nostri bisogni. Se a questo aggiungiamo l'idealizzazione mediatica di certi 'partner prototipo', il rischio è doppio: scegliamo per necessità sociale e selezioniamo in base a criteri superficiali, finendo per legarci a persone che rispondono alle aspettative del mondo, ma non alle necessità della nostra anima.
Come rompere lo schema: ripartire da sé
Se prima non si costruisce un rapporto solido con se stessi è estremamente difficile amare e lasciarsi amare in modo sano. Se sperimenti da tempo relazioni fallimentari, il segreto non è "cercare meglio", ma ripartire da Te.
Un percorso di psicoterapia può aiutarti a far luce sulle dinamiche che generano il problema, lavorando sul tuo stile di attaccamento, sulla tua autostima e sulla costruzione di un'immagine di sé solida. L'obiettivo è trasformare la scelta del partner in un atto consapevole, dettato da presupposti sani e non da una necessità impellente.
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IMPARARE A GESTIRE LE EMOZIONI: LA CHIAVE PER IL BENESSERE PSICOLOGICO
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INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SALUTE MENTALE: OPPORTUNITÀ E RISCHI DA CONOSCERE
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